Valtellina-Chiavenna Pride

Visibilità, Visione, Vissuto – Il Manifesto Politico 2025

Il 20 settembre la comunità LGBTQIA+ della Valtellina e della Valchiavenna farà coming out, scendendo in piazza per rivendicare visibilità, per portare la propria visione del territorio, per raccontare i propri vissuti. Sarà una manifestazione di gioia, di colori, di corpi e di cuori che reclamano spazio, ascolto e dignità. Occuperemo le strade con i nostri corpi, con la forza delle nostre emozioni, con il battito collettivo dei nostri cuori. Faremo sentire le nostre voci, porteremo le nostre rivendicazioni, perché anche qui, tra queste montagne, ci siamo e ci siamo sempre statɜ. Ed ora vogliamo esserci pienamente, senza più silenzi né compromessi.

Siamo lesbiche, gay, bisessuali+, trans*, queer, intersex, asessuali. Alcunɜ di noi sono natɜ e cresciutɜ in queste valli, altrɜ le hanno scelte come casa. Alcunɜ hanno deciso di restare, altrɜ sono partitɜ in cerca di spazi più liberi. Oggi, tuttɜ insieme, vogliamo prenderci lo spazio che ci è sempre stato negato.

Il nostro primo Pride nasce con un obiettivo chiaro: rendere visibili i nostri vissuti. Per questo abbiamo scelto un nome che unisce due territori: Valtellina-Chiavenna Pride, perché crediamo che ogni persona queer delle nostre valli meriti di sentirsi rappresentata e riconosciuta. E lo faremo portando in piazza non solo bandiere e slogan, ma le nostre storie, le nostre vite, le nostre emozioni.

Chi siamo, davvero? Siamo attivistɜ, realtà associative, alleatɜ e persone queer. Unitɜ dalla volontà di cambiare questa terra: davvero, radicalmente, per sempre. Non ci basta una parata: vogliamo un cambiamento reale e lo costruiamo su valori chiari, che rivendichiamo con orgoglio.

1. Visibilità, Riconoscimento, Comunità

Essere LGBTQIA+ nella provincia di Sondrio significa spesso sentirsi solɜ, invisibili, senza uno spazio in cui potersi raccontare e riconoscere. La mancanza di rappresentazione nella scuola, nel lavoro, nello sport, nella sanità e nei luoghi del tempo libero alimenta pregiudizi e stereotipi che soffocano il coraggio di essere sé stessɜ. Quando non ci si sente vistɜ o accoltɜ, fare coming out diventa un rischio, e vivere apertamente la propria identità sembra impossibile. In molti casi, l’unica via per respirare è andarsene: un’emigrazione forzata alla ricerca di contesti più sicuri e rispettosi. A questa invisibilità si aggiunge la quasi totale assenza di spazi e momenti di aggregazione LGBTQIA+, fondamentali per costruire legami, sentirsi parte di una comunità, non sentirsi sbagliatɜ. Il peso del giudizio sociale, del pettegolezzo e della paura di essere espostɜ rafforza l’isolamento. Nessunə dovrebbe sentirsi costrettə a nascondersi o ad andarsene per poter vivere con dignità! Abbiamo bisogno di essere visibili, riconosciutɜ e di avere luoghi in cui poter esistere insieme, davvero. Per contrastare l’invisibilità e l’isolamento delle persone LGBTQIA+ in provincia di Sondrio, è necessario un impegno concreto, condiviso e continuativo. Le nostre richieste si rivolgono a istituzioni, associazioni, aziende e cittadinanza tutta, affinché le Valli diventino un luogo in cui ogni persona possa vivere apertamente, con dignità e sicurezza.

● E’ necessaria la creazione di spazi sicuri e riconoscibili per la comunità LGBTQIA+ sul territorio, come già avviene per altre categorie fragili. Spazi per incontrarsi, organizzare attività, trovare supporto. Chiediamo alle istituzioni di attivare progetti dedicati e di stanziare finanziamenti, coinvolgendo le persone LGBTQIA+ e le realtà che si occupano quotidianamente di queste istanze, perché solo ascoltando i bisogni di chi è direttamente interessatǝ si possono costruire spazi realmente sicuri, aperti e inclusivi. Allo stesso tempo, ricordiamo che tutti gli spazi dovrebbero essere sicuri: invitiamo le realtà sociali, culturali e commerciali del territorio ad aprire un dialogo e a riflettere sul proprio ruolo, al fine di rendere i propri luoghi realmente aperti a tuttɜ, dove anche le soggettività marginalizzate possano sentirsi accolte e protette.

● Chiediamo campagne di sensibilizzazione nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei media locali, per abbattere stereotipi e discriminazioni, e per costruire una cultura del rispetto.

● Chiediamo formazione sui temi LGBTQIA+ nei luoghi di lavoro. Alcuni contratti nazionali prevedono momenti formativi sul tema dell’inclusione: chiediamo che siano attivati, in collaborazione con sindacati e aziende e curati da realtà LGBTQIA+. Proponiamo la realizzazione di percorsi di formazione specifici, per promuovere ambienti professionali rispettosi delle identità di genere e degli orientamenti sessuali di tuttɜ.

● Auspichiamo la nascita di una rete di safe space LGBTQIA+: locali, negozi, esercizi di somministrazione, esercizi della cura e del benessere della persona che si dichiarano pubblicamente spazi inclusivi, dove ogni persona possa sentirsi accolta. Una rete diffusa e visibile è un segnale concreto di cambiamento e presenza.

● Chiediamo una dichiarazione pubblica delle istituzioni locali contro ogni forma di omo-lesbo-bi-a-trans-fobia, e ogni forma di discriminazione verso qualsiasi soggettività Queer. Chiediamo ai consigli comunali di approvare atti ufficiali e di aderire alla rete RE.A.DY (https://www.reteready.org) rafforzando il loro impegno contro le discriminazioni.

● Chiediamo il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali da parte delle istituzioni locali. Chiediamo che i Comuni promuovano atti simbolici e concreti di riconoscimento delle famiglie arcobaleno, anche laddove la legge nazionale è lacunosa. Esortiamo le amministrazioni ad agire in nome dell’interesse superiore dellɜ minori, tutelando le figlie, i figli e lɜ figliɜ natɜ in famiglie con due madri o due padri.

● Proponiamo un tavolo permanente LGBTQIA+ con la Provincia e i Comuni, per garantire un dialogo costante sulle politiche di inclusione. Proponiamo anche la riattivazione e il rafforzamento del ruolo della Consigliera provinciale per le Pari Opportunità, figura fondamentale per costruire sinergie tra istituzioni, associazioni e cittadinanza, anche in ambiti come la prevenzione della violenza.

2. Salute e Benessere

In Valtellina e Valchiavenna, essere LGBTQIA+ significa spesso affrontare un carico di stress invisibile, ma costante. Si chiama minority stress ed è alimentato dall’isolamento, dalla mancanza di servizi inclusivi, dalla paura del giudizio e dall’assenza di professionistɜ in grado di accogliere con competenza e rispetto. L’accesso alla salute, fisica e mentale, dovrebbe essere un diritto, ma per troppe persone queer resta un percorso ad ostacoli. A questa fragilità si sommano le conseguenze dell’accentramento della sanità provinciale, che hanno reso ancora più difficile l’accesso ai servizi per chi vive nelle aree più periferiche. Spostarsi per ricevere cure adeguate diventa non solo una questione logistica, ma anche emotiva: chi si sente espostə al giudizio o alla discriminazione ha meno possibilità e meno forze per affrontare lunghi viaggi. La sanità centralizzata non può ignorare le persone più vulnerabili. Molte persone sono costrette a rivolgersi altrove, in città lontane, pur di ricevere cure adeguate o iniziare un percorso di affermazione di genere. Chi cerca supporto psicologico spesso incontra specialistɜ impreparatɜ, se non apertamente ostili, e vive esperienze che invece di aiutare, feriscono ancora di più. Anche l’accesso alla salute sessuale è compromesso, in un territorio dove mancano spazi dedicati alla prevenzione e ai test delle infezioni sessualmente trasmissibili. Le difficoltà non finiscono qui: anche le famiglie omogenitoriali si trovano a dover affrontare ostacoli che intrecciano burocrazia e salute. Per affrontare in modo concreto le disuguaglianze nell’accesso alla salute vissute dalla comunità LGBTQIA+ in Valtellina, chiediamo un impegno serio e strutturato da parte delle istituzioni sanitarie locali (ASST Valtellina e Alto Lario, ATS della Montagna), della Regione Lombardia, dei Comuni, e degli Ordini professionali. Il cambiamento è possibile solo attraverso responsabilità condivisa, ascolto e formazione.

● Chiediamo alla Regione Lombardia, all’ASST Valtellina e Alto Lario e agli Ordini professionali l’attivazione di percorsi di formazione obbligatori e continuativi per tutto il personale sanitario su orientamento sessuale, identità di genere, salute sessuale e percorsi di affermazione di genere. Queste formazioni devono essere condotte da professionistɜ competenti, preferibilmente appartenenti alla comunità LGBTQIA+, per garantire un approccio empatico, aggiornato e rispettoso. Inoltre, chiediamo che tali percorsi includano moduli specifici sulla genitorialità LGBTQIA+. È fondamentale che il personale sanitario riceva una formazione adeguata sulle famiglie arcobaleno, al fine di assicurare rispetto, competenza e accoglienza a tutti i genitori e lɜ loro figliɜ evitando discriminazioni e garantendo un trattamento equo e dignitoso.

● Chiediamo ad ATS della Montagna e all’ASST Valtellina e Alto Lario di attivare un centro territoriale per la prevenzione e i test delle infezioni sessualmente trasmissibili (ITS). La salute sessuale riguarda tuttɜ e deve essere garantita in modo sicuro, accessibile e vicino, senza costringere le persone a spostarsi per ottenere servizi di base.

● Alla direzione dell’ASST Valtellina e Alto Lario chiediamo di attivarsi per garantire percorsi di affermazione di genere sul territorio, senza obbligare le persone a recarsi a Milano o in altri centri lontani. L’identità non dovrebbe mai essere un lusso legato alla disponibilità economica o alla possibilità di spostarsi: serve una presa in carico locale, competente e rispettosa.

● Alla Regione, ai Comuni e all’ASST Valtellina e Alto Lario chiediamo di garantire un accesso ai servizi di salute mentale che sia realmente pubblico, gratuito e con personale e specialistɜ che hanno ricevuto una specifica formazione per approcciarsi alle persone LGBTQIA+. Sono troppe le esperienze negative vissute da chi ha cercato aiuto e si è sentitə giudicatə o respintə. La salute mentale è un diritto, e dev’essere realmente accessibile e sicura per tuttɜ.

● Infine, ai Comuni della provincia e agli uffici di stato civile e anagrafe chiediamo un impegno concreto per il riconoscimento e la tutela delle famiglie omogenitoriali. L’impossibilità di trascrivere gli atti di nascita esteri ha conseguenze immediate sulla salute dellɜ minori: ad esempio senza trascrizione, niente codice fiscale e niente pediatra. È una questione urgente, che unisce diritti civili e diritti sanitari. Chiediamo ai Comuni di agire, assumendosi la responsabilità di garantire tutela piena e concreta a tutte le famiglie, senza discriminazioni.

3. Giovani, Scuola ed Educazione

Lɜ giovani della Valtellina e della Valchiavenna vivono spesso in contesti scolastici e familiari poco inclusivi, con un’educazione affettiva e sessuale assente o distorta da stereotipi e disinformazione. Quando scuola e famiglia non offrono strumenti adeguati, l’unica alternativa diventa l’autoformazione sul web, che troppo spesso espone a contenuti scorretti, discriminatori o pericolosi. In questo vuoto educativo, il bullismo e il cyberbullismo trovano terreno fertile. Mancano percorsi strutturati per prevenirli e per formare il personale scolastico su tematiche legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Anche il diritto allo studio viene compromesso, soprattutto per chi sta affrontando un percorso di affermazione di genere e non trova strumenti come le carriere alias o figure di riferimento formate. Esistono realtà che cercano di colmare queste lacune ma il loro intervento è spesso ostacolato da barriere istituzionali, finanziarie e culturali che ne impediscono la continuità. I consultori, che dovrebbero svolgere un ruolo chiave nell’educazione alla sessualità e all’affettività, faticano a entrare nelle scuole a causa di direttive regionali limitanti. Le attività extrascolastiche non sempre rappresentano un’alternativa sicura: mancano spazi di aggregazione realmente inclusivi, e il mondo dello sport e dell’associazionismo fatica ancora ad aprirsi alla diversità. Le fasce scolastiche più scoperte sono spesso quelle delle superiori, dove gli stereotipi sono già radicati. In questo quadro, anche il coinvolgimento dei genitori è complesso, spesso segnato da resistenze e paure. Ci rivolgiamo a scuole e dirigenti scolastici, Comuni, Regione Lombardia, ambiti territoriali, associazioni, cooperative, collettivi giovanili e genitori, perché si assumano la responsabilità di garantire a tuttɜ lɜ giovani un ambiente educativo e ricreativo sicuro, inclusivo e informato.

● Chiediamo alla Regione Lombardia e agli ambiti territoriali di promuovere e finanziare progetti continuativi di educazione all’affettività e alla sessualità, basati su evidenze scientifiche, inclusivi e rispettosi delle differenze, rivolti a tutte le fasce d’età, e sviluppati in collaborazione con realtà LGBTQIA+ e femministe attive nella diffusione della cultura del consenso e nella prevenzione della violenza.

● Chiediamo alle scuole di formare il personale docente e non docente su identità di genere, orientamento sessuale, contrasto al bullismo e supporto nei percorsi di affermazione di genere. È urgente anche l’attivazione delle carriere alias in tutti gli istituti.

● Chiediamo alle associazioni e realtà del territorio di collaborare nella costruzione di spazi di aggregazione sicuri per giovani LGBTQIA+, in ambito sportivo, culturale e ricreativo.

● Proponiamo di coinvolgere lɜ giovani direttamente nella progettazione delle attività, ascoltando i loro bisogni e proposte.

● Chiediamo che le scuole includano nei loro percorsi educativi, nei testi e nei materiali didattici rappresentazioni reali e diversificate delle identità familiari, come previsto dalle linee guida UNESCO sull’educazione inclusiva. La scuola ha il dovere di mostrare a tuttɜ lɜ bambinɜ che le loro famiglie esistono, contano, valgono.

● Chiediamo che le scuole includano nei loro percorsi educativi, nei testi e nei materiali didattici rappresentazioni reali e non stigmatizzanti delle diverse identità di genere e orientamenti sessuali.

● Proponiamo la realizzazione di percorsi scolastici rivolti a studentɜ, docenti e genitori attraverso progetti educativi dedicati alla genitorialità LGBTQIA+, che affrontino il tema delle diverse forme di famiglia, con l’obiettivo di prevenire il bullismo e promuovere il rispetto delle differenze fin dall’infanzia.

● Rivolgiamo un appello ai genitori: accompagnare lɜ vostrɜ figliɜ, significa anche fornire loro strumenti per capirsi e comprendere il mondo in cui vivono. Vi chiediamo, quindi, di informarvi, confrontarvi e dialogare con le realtà LGBTQIA+ e femministe, per costruire insieme una cultura del rispetto, del consenso e dell’inclusione.

4. Lavoro e Welfare

Anche nei contesti lavorativi della Valtellina e della Valchiavenna, le persone LGBTQIA+ affrontano discriminazioni spesso invisibili, ma quotidiane: battute, isolamento, difficoltà a fare coming out, ostacoli nell’accesso ai diritti. Per chi è migrante, in situazione di povertà o vive altre condizioni di marginalità, l’esclusione si moltiplica, intrecciando vulnerabilità diverse. Il lavoro dovrebbe essere un luogo di dignità e riconoscimento, e invece troppo spesso diventa un altro spazio in cui nascondersi. Sul territorio mancano politiche attive per l’inclusione lavorativa delle persone LGBTQIA+, così come misure per contrastare le discriminazioni in modo strutturale. Il mondo del lavoro, in particolare quello produttivo e agricolo, è ancora poco accessibile e accogliente per chi vive apertamente la propria identità. Le esperienze positive in italia esistono ma sono isolate. Serve costruire una rete anche qui, in provincia di Sondrio. Anche il welfare locale presenta limiti importanti: molte persone LGBTQIA+ anziane e single, spesso senza figliɜ o reti familiari di supporto, si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità. Non rientrano nelle priorità di assegnazione delle case popolari o dei servizi di assistenza e vengono invisibilizzate dai criteri pensati per nuclei eteronormati. Questo le espone a solitudine, povertà e marginalizzazione, in particolare nei piccoli comuni. Le richieste si rivolgono a Regione Lombardia, Comuni, Provincia, sindacati, cooperative sociali, enti gestori del welfare locale e aziende del territorio.

● Chiediamo campagne territoriali contro le discriminazioni sul lavoro, promosse da Regione, Comuni e sindacati, e incentivi per le aziende che adottano politiche inclusive, come piani di parità, formazione interna e tutela delle carriere alias.

● Proponiamo la collaborazione con le cooperative che lavorano con persone migranti per costruire anche sul nostro territorio percorsi di accoglienza e inserimento lavorativo specifici per migranti LGBTQIA+, spesso invisibili e doppiamente discriminatɜ.

● Chiediamo a Regione e Comuni di garantire l’accesso equo e non discriminatorio ai servizi sociali, abitativi, ai bandi, alle graduatorie e ai benefici assistenziali, riconoscendo sia le specifiche fragilità delle persone LGBTQIA+ anziane e single sia la realtà delle famiglie arcobaleno, indipendentemente dai modelli familiari eteronormativi. È essenziale che vengano rivisti i criteri dei servizi di welfare per assicurare equità e inclusione a tutte le famiglie. Nessunə dovrebbe essere lasciatə indietro solo perché non rientra in un modello familiare prestabilito.

● Chiediamo tutele per le persone LGBTQIA+ nel mondo del lavoro, che tengano in considerazione le peculiarità di ciascuna identità. Chiediamo politiche aziendali che riconoscano i congedi parentali anche al genitore non biologico e garantiscano pari diritti di cura per tutti i genitori. Chiediamo politiche aziendali inclusive di tutte le identità di genere, che promuovano un contesto lavorativo adeguato ad accompagnare lɜ lavoratorɜ che intraprendono percorsi di affermazioni di genere. Dove la legge tace, le aziende possono fare la differenza.

5. Questioni Intersezionali e Territoriali

Le persone LGBTQIA+ non vivono nel vuoto. I nostri corpi, i nostri diritti, le nostre vite si intrecciano con le altre problematiche sociali, politiche e ambientali che attraversano le nostre Valli. Siamo persone con più identità, più fragilità e più esperienze che si sovrappongono: queer, donne, disabilɜ, migrantɜ, lavoratorɜ, precariɜ, ambientalistɜ, giovani, anzianɜ. Per questo, anche se questo documento non può contenere tutto, riconosciamo l’importanza di un approccio intersezionale, che tenga conto delle ingiustizie sistemiche che si rafforzano a vicenda. E lo facciamo senza oscurare la specificità del nostro percorso LGBTQIA+ in Valtellina e Valchiavenna, consapevoli che già oggi parlare apertamente di questi temi è un atto necessario e coraggioso. Il nostro Pride nasce da un territorio di montagna, spesso periferico, e vuole essere uno spazio di ascolto, confronto e apertura verso chi lotta per la dignità e la giustizia. Tra le tematiche che sentiamo intrecciate al nostro cammino, ci sono:

● La giustizia climatica, perché la crisi ambientale colpisce chi è già ai margini.

● Un turismo che valorizzi le comunità e rispetti l’ambiente, senza trasformare i territori e lɜ loro abitanti in merce da consumare.

● Una riflessione critica sui progetti legati alle Olimpiadi Invernali, affinché non prevalgano esclusivamente grandi interessi economici a discapito dei diritti delle persone. Prima di destinare ingenti risorse pubbliche alla realizzazione di infrastrutture funzionali all’evento, si dovrebbe considerare con maggiore attenzione le reali esigenze di chi vive quotidianamente il territorio, investendo quei fondi in iniziative sociali e ambientali più urgenti e durature.

● Il principio di non violenza e il rifiuto di ogni forma di oppressione: ci schieriamo contro tutte le guerre e contro ogni sistema che nega diritti e dignità. In questo quadro, esprimiamo solidarietà al popolo palestinese e a tuttɜ coloro che nel mondo subiscono occupazioni, violenze e apartheid. Crediamo nella libertà, nell’autodeterminazione e nella pace, valori che guidano anche il nostro impegno locale.

Uno sguardo oltre

Questo documento non esaurisce tutte le battaglie possibili, ma lascia aperto uno spazio per le lotte e le alleanze che costruiremo nel tempo, coinvolgendo chi, in Valtellina e Valchiavenna, resiste e si prende cura del territorio e delle persone. Il nostro è un Pride locale, ma guarda lontano. Abbiamo scelto di concentrare questo manifesto sulle questioni specifiche della nostra provincia, senza addentrarci nei problemi di carattere nazionale. Allo stesso tempo, partecipiamo attivamente alla stesura del primo manifesto politico condiviso dei Pride della Lombardia, che raccoglierà rivendicazioni comuni da tutto il territorio regionale e le rivolgerà alle istituzioni competenti su scala più ampia. In questo modo vogliamo contribuire a un’azione politica coerente, capace di unire il radicamento locale con una visione regionale e nazionale condivisa. Tra i temi che rivendicheremo con forza ci sono:

● Matrimonio universale e comunità di responsabilità: il pieno riconoscimento di tutte le forme di famiglia, superando ogni gerarchia normativa tra unioni e relazioni affettive. Il riconoscimento dei legami familiari deve essere garantito a prescindere dal genere, dall’orientamento sessuale o dalla composizione della famiglia.

● Genitorialità LGBTQIA+: diritti, tutele e dignità per tutti i genitori e per lɜ loro figliɜ. Chiediamo il riconoscimento alla nascita per lɜ figliɜ di coppie dello stesso sesso, l’accesso alle adozioni per le persone single, indipendentemente da orientamento sessuale e identità di genere, e per le coppie dello stesso sesso. Rivendichiamo inoltre l’accesso ai percorsi di procreazione medicalmente assistita per tuttɜ coloro che hanno un utero e che desiderano portare avanti una gravidanza, sia come single che in coppia.

● Depenalizzazione e abrogazione della legge Varchi: una normativa che criminalizza e stigmatizza i genitori LGBTQIA+ e che deve essere cancellata. Nessun genitore deve vivere nella paura o nella precarietà giuridica per il solo fatto di essere parte di una famiglia arcobaleno. Chiediamo leggi che proteggano lɜ minori, non che le usino come strumenti ideologici.

● Approvazione di una legge nazionale contro l’omolesbobiatransfobia: riprendendo e ampliando i contenuti del DDL Zan e della legge Mancino, per garantire reale tutela giuridica contro ogni forma di violenza, discriminazione e odio motivati da orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali.

● Diritto pieno all’autodeterminazione: la garanzia per tutte le soggettività di decidere autonomamente, in modo consapevole e informato, sui propri corpi, le proprie identità, i propri legami. Vogliamo affermare le nostre identità, senza percorsi patologizzanti e limitati da una visione binaria, senza dover sottostare a vincoli medici e lungaggini burocratiche e giudiziarie.

Crediamo che ogni territorio debba agire con strumenti concreti, costruendo risposte reali ai bisogni locali, senza però perdere di vista l’orizzonte più ampio: quello dei diritti, della libertà e della giustizia per tuttɜ.